montaggio

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Lo stile visivo di Succo di mela si sviluppa all’insegna della linearità, fino a farsi quasi “invisibile”, impercettibile. La cinepresa è utilizzata come l’occhio di un testimone che assiste agli eventi, rimanendone neutrale (vedi fotografia). Il montaggio (eseguito con il programma Adobe Premiere 6.5) prolunga questo aspetto. I passaggi da un’inquadratura alla successiva sono risolti sempre con la medesima tecnica: lo stacco netto, ovvero il cambio improvviso di fotogramma senza alcun tipo di gradazione visiva (come dissolvenze, tendine, iris…). Lo stacco netto si accorda alle tematiche crude e violente  del racconto: la scena occupa lo schermo all’improvviso, spesso accompagnata da un suono ad alto volume.

L’altra tecnica dominante nel montaggio di Succo di mela è il campo/controcampo, uno degli effetti più usati nel linguaggio cinematografico. Il campo/controcampo si articola in una coppia di inquadrature speculari. Di solito viene usato nei dialoghi, mostrando alternativamente il primo e il secondo personaggio mentre parlano, o si scambiano gesti e sguardi. Il punto di vista può essere “soggettivo” o “semi-soggettivo” (vedi fotografia). Il campo/controcampo può avere varie angolature. Nel caso di Succo di mela lo stacco tra le due inquadrature è quasi sempre di 180°. La scena iniziale, ad esempio, si sviluppa così:

  1. campo: Primo Piano della Vittima in fondo al corridoio;
  2. controcampo (di 180°): Figure Intere del Bullo e dei due Compari, al lato opposto del corridoio.

La Vittima guarda...

...i suoi nemici in fondo al corridoio

L’identico schema (con doppia soggettiva e stacco di 180°) si ripete in altre due occasioni:

  • nello scambio di sguardi tra il Bullo e i ragazzi nell’Aula;
  • nello scontro finale tra il Buono e il Cattivo.

Il Bullo controlla...

...che tutti gli alunni mangino la pizza

Il Bullo è a terra

cerca di afferrare la Vittima

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Per quanto riguarda il flusso temporale del racconto, Succo di mela segue un andamento perfettamente lineare per quasi metà del suo percorso (fino a 3′ 47”). Poi, nella scena dell’avvelenamento, la narrazione comincia a frammentarsi in un tipico montaggio parallelo, ovvero in un’alternanza di due sequenze che si svolgono in tempi e luoghi diversi: una al presente e una al passato (cioè in flashback).

  • sequenza 1 (presente). Il Bullo in Sala Computer: strimpella il pianoforte, poi comincia a sentirsi male.
  • sequenza 2 (passato). La Vittima in camera sua: inietta il Veleno nella confezione del succo.

[ inserire foto sequenza 1a e seq. 2a ]

sequenza 1b

sequenza 2b

sequenza 1c

sequenza 1d

 

 

 

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Questo tipo di montaggio con inserti in flashback crea nello spettatore una situazione di enigma e di svelamento graduale. La domanda generata dalla sequenza 1 (“Perchè il Bullo si sente male?”) è risolta dalla sequenza 2 (“Perchè la Vittima ha avvelenato il succo di frutta”). Poi, nelle immagini successive queste due sequenze vanno in qualche modo a “fondersi” in una, quando la Vittima fa il suo ingresso in Sala Computer: la scena “al passato” raggiunge quella “al presente”.

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