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COSA RACCONTARE ?
Riassumendo la “carta d’identità” del Bullo stilata nel precedente capitolo, si può stabilire che un cortometraggio incentrato sul “bullismo” comporterà i seguenti elementi narrativi:
1. squilibrio di potere;
2. azione violenta e ripetuta;
3. evidente sofferenza della Vittima;
4. evidente soddisfazione dell’aggressore;
5. muta complicità del gruppo nei confronti del Bullo;
6. tentativo di ribellione della Vittima.
Questi 6 elementi diventeranno più o meno la scaletta narrativa del nostro film, da svolgere punto per punto, tenendo presente una durata filmica che si assesti attorno ai 6-10 minuti.
COME RACCONTARE ?
La trama di Succo di mela è stata costruita man mano sulla scena, attraverso le improvvisazioni su temi e immagini indicate. La scommessa (come già detto nella presentazione) era di sviluppare una sceneggiatura priva di parole, con il linguaggio esplicito dei gesti, in modo crudo e ironico, per raccontare grandi e piccoli soprusi quotidiani tra ragazzi.
Rinunciando completamente ai dialoghi (che spesso nei film scolastici risultano eccessivamente lunghi e didascalici), ci si lanciava nell’ardua impresa di narrare una storia soltanto con il linguaggio delle immagini. I personaggi di Succo di mela non si esprimono per ciò che dicono, ma per ciò che “sono”: gesti, movimenti, sguardi, posture, abbigliamenti. A tali connotazioni fisiche, si accompagnano le manifestazioni sonore, ovvero una vasta gamma di messaggi non-verbali come risate, respiri, grida. Codici che spesso sono più espliciti di mille parole.
GLI ELEMENTI DELLA TRAMA
Scaturito da una semplice tematica astratta (“il bullismo”), incontro dopo incontro, Succo di mela comincia a popolarsi di oggetti, luoghi, volti, azioni. Innanzitutto, si immagina una struttura a quattro personaggi: da una parte la Vittima, dall’altra il Bullo e i suoi due Compari. Da sottolineare che nessuno di questi personaggi è dotato di un nome proprio: sono figure prive di identità e di passato. Si limitano a veicolare una funzione narrativa.
Questo “quadrato” doveva riflettersi anche a livello prettamente fisico: l’attore che interpreta il Bullo (Angelo Piscopo) è il più alto di tutti, la Vittima (Marco Ruggeri) è il più basso, i due Compari (Francesco Iotti e Matteo Palmiero) si trovano a metà tra le due altezze.
Si immagina poi che questa sfida “Tre contro Uno” debba consumarsi in un tipico corridoio scolastico, così stretto da rendere impossibile ogni via di fuga per la Vittima, che dunque deve ogni volta accettare lo scontro. Tale contesto richiamava facilmente elementi tipici del genere western o del poliziesco metropolitano.
Ma ogni sfida che si rispetti deve avere un Premio finale. Si stabilisce dunque un oggetto simbolico che sia ben presente in ogni scena: la Merenda, scissa nelle sue due connotazioni di solido (la pizza) e liquido (il succo di mela), entrambe strette in mano dalla Vittima in ogni sequenza.
In più, non bisogna dimenticare lo stretto legame che unisce la figura della “mela” all’universo della fiaba (in particolare a Cenerentola) e dunque alla figura del veleno. La catena di concetti mela-veleno-morte cominciava a collegarsi quasi da sola.
A tale schema di quattro personaggi in un corridoio, si contrappone un altro luogo (l’Aula) popolato da una sorta di “Coro”, ovvero un gruppo di alunni che appaiono sempre muti e immobili ai loro banchi. Ogni giorno, il Bullo entra nella loro classe e senza una parola passa tra i banchi, donando inspiegabilmente ad ognuno dei suoi “sottoposti” un frammento della pizza appena sottratta alla Vittima. Questa scena ha un valore importante non tanto per le cose che mostra, bensì per quelle che “nasconde”, cioè per la gran quantità di “non detto” che mette in gioco.
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assenza di spiegazioni. Il Bullo non chiarisce il perchè del suo “dono” collettivo, e nessuno degli alunni si azzarda a fare domande. Si tratta dunque di un tipico “tempo frequentativo”, ovvero la descrizione di un’azione che si suppone ripetuta più volte. La scena viene mostrata 3 volte, ma lo spettatore intuisce che nella realtà è accaduta molto più spesso.
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assenza del professore. In una situazione surreale, gli alunni sono seduti ai loro banchi, ma la cattedra è ancora vuota. Come se attendessero l’arrivo del Bullo. Il quale poi si siede alla cattedra, prendendo chiaramente le “veci” del professore.
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ritualità. La mano divide la pizza in piccoli frammenti: c’è in questo gesto una componente “religiosa”, che stride ironicamente con la triviale figura del Bullo.
Al Corridoio e all’Aula si aggiunge un terzo luogo: la Sala Computer, arredata da un gran numero di leggii e soprattutto da un pianoforte. In quest’antro buio e silenzioso, il Bullo soddisfa solitario la sua unica passione: bere il succo di mela.
Cosa manca a questo mondo narrativo? Un duello, che porti all’inevitabile risoluzione tutti gli elementi del racconto. Rifiutando sin dall’inizio l’improbabile morale buonista (il Bullo che miracolosamente si ravvede e chiede perdono alla Vittima), abbiamo optato per una conclusione cruenta. Ovvero una Morte: l’eliminazione fisica di uno dei due protagonisti. Quale?
L’equilibrio torna poi nella scena finale, dove viene riproposta l’identica situazione dell’incipit, ma con un cambiamento a sorpresa: ora la Vittima è un’altra, e il ragazzo che prima era Vittima… è diventato Bullo. Un gioco di simmetria narrativa e di scambio di identità che proviene dagli schemi tipici del gangster-movie.
Personaggi, motivazioni, scenari, trama… Tutto è ormai pronto per una prima provvisoria Sceneggiatura .








